Giorgio De Chirico

Volos 1888 – Roma 1978


Testo di Matteo Solazzo



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Il canto d'amore 1914 Il canto d'amore Il quadro ha un fascino misterioso perché si presenta come un enigma la cui soluzione non potrà mai essere trovata. In uno spazio urbano, dall’aspetto identico a tante sue «piazze d’Italia», sul fianco di un edificio è collocata una testa enorme, frammento di una statua classica dell'Apollo del Belvedere, e un guanto da chirurgo, anch’esso gigantesco; a terra vi è infine una enorme palla verde. Cosa abbiano in comune questi tre elementi fuori scala, non è dato sapere, né cosa abbiano in comune con il titolo «Canto d’amore». Il quadro, pur in linea con la produzione dechirichiana, è di certo il quadro più surrealista da egli prodotto.
Ettore e Andromaca 1917 Ettore e Andromaca Come nelle Muse inquietanti, anche in Ettore e Andromaca troviamo dei manichini ma in questo caso sono protagonisti: entro l'ampia prospettiva con la consueta atmosfera rarefatta e sospesa, contro un cielo cupo, i due mitici personaggi si stringono nell'ultimo abbraccio presso le "Porte Scee", prima del duello con Achille che segnerà la morte di Ettore; ma non sono personaggi reali e neppure autentici manichini di sartoria; somigliano alla forma dei manichini perchè gli elementi costituenti sono composti in quel modo, ma questi singoli elementi sono figure geometriche astratte, come astratto è il complesso. Per raggiungere questa astrazione è importante in De Chirico, accanto al colore, il disegno che fa parte della sua formazione artistica fin dal tempo dei suoi studi in Grecia e che ha sempre costituito un fattore idealizzante della realtà .
Le muse inquietanti 1917
Le muse inquietanti A Ferrara è ispirato uno dei quadri più emblematici dell'arte di De Chirico: Le muse inquietanti. I colori sono caldi ma fermi e privi di vibrazioni atmosferiche, la luce è bassa, le ombre lunghe e definite nettamente; la prospettiva accentuata dalle linee convergenti in profondità, su una specie di palco ligneo rialzato, crea un vasto spazio allucinante, mentre sullo sfondo il castello estense ci richiama al grande passato della città, mentre le ciminiere, al suo presente. Ma la città è deserta, le ciminiere non fumano, tutto è statico e sospeso. In questo luogo sognato, solo apparentemente reale, dove tutto è immobilizzato, non possono abitare uomini, esseri viventi ma solo manichini, che hanno solamente l'aspetto dell'uomo, non l'essenza . Il questo quadro i manichini hanno corpi in foggia di statue classiche, dalle pieghe ricadenti parallelamente, in quello di sinistra simili alle scanalature di una colonna dorica, come in una scultura greca arcaica. Il richiamo alla Grecia giustifica il titolo: le muse sono inquietanti perchè inserite in un contesto urbano tanto posteriore, inquietanti come lo sono certi sogni, certi incubi, dove tutto sembra reale ma non lo è perchè è dato dal nostro inconscio. I motivi tratti dalla realtà quotidiana sono riuniti senza un motivo giustificabile sul piano razionale. E' questa la forza di De Chirico.
Piazza d'Italia Piazza d'Italia Un'altra opera a livello metafisico è la Piazza d'Italia: le strane ombre lunghe, innanzittutto, nette e contrapposte alla luce e al colore, caldo ma terso, privo anzi di vibrazioni atmosferiche; la geometrizzazione delle prospettive e degli alti portici, che, per il loro coronamento ad arco di cerchio che ha qualcosa di incompiuto, suscitano una grande impressione metafisica; la solitudine, rotta soltanto da due piccole figure umane sulla sinistra e, sul fondo, da un treno a vapore che passa sbuffando, seminascosto da un muro di mattoni; la statua classicheggiante, al centro, sul basso piedistallo: "la statua sulla piazza -dice De Chirico- ha sempre un aspetto eccezionale" perchè ha forma umana, e al tempo stesso è immobile, marmorea, perenne. Dopo queste opere, dagli anni successivi in poi, fino alla morte, De Chirico si orienterà verso una pittura sontuosamente baroccheggiante, dagli splendidi colori e dalle grandi linee curve dove comunque perdureranno gli accostamenti strani.